L'attore pseudo-istituzionale: il complice nascosto


 Al di sopra di ogni sospetto

All'interno delle dinamiche di guerra psicologica e guerra informativa un particolare ruolo riveste quello dell'attore pseudoistituzionale che è una declinazione specifica del poliziotto buono, poliziotto cattivo

Riprenderemo questo tema da numerose angolazioni. Al momento desidero semplicemente lasciarvi una suggestione 

La guerra (dis)informativa necessita 

  • da un lato il "serpeggiare" di informazioni "non controllate" che si muovono fuori dal contesto istituzionale (e che non trovano alcuna conferma chiara da parte delle istituzioni)

  • dall'altra mano mano che la propaganda disinformativa procede la posta in gioco si alza e si accede (o cerca di accedere) a ambiti più istituzionali, ovviamente almeno inizialmente in chiave conflittuale specie sul tema ufficiale oggetto del contendere disinformativo. Attenzione che i temi ufficiali della disinformazione non sono però il vero obiettivo: per i disinformatori la disinformazione è solo strumentale, è a tutti gli effetti una "copertura"

I tempi del "travaso" di un'azione di disinformazione dall'ambito non istituzionale a quello istituzionale dipendono da molti fattori. In generale comunque va tenuto presente che chi opera disinformazione 

  • in tempo di guerra vuole rovesciare il potere con la violenza e la disinformazione opera divide et impera funzionale a spezzare proprio difese militari

  • in tempo di pace vuole giungere a acquistare porzioni di potere istituzionale, quindi (un po' semplificando) cerca l'accesso partitico ai parlamenti in democrazia, mentre l'azione disinformativa serve ad ottenere consenso elettorale anzitutto coltivando dissenso in parte creandolo artificiosamente dal nulla appunto

Quale l'obiettivo specifico

L'attore pseudoistituzionale è una figura che agisce in supporto della guerra informativa da posizioni istituzionali e in questo senso è un "complice nascosto" e un "infiltrato" (dell'infiltrato riparleremo perché è un ruolo molto molto particolare di cui la collettività italiana è pressoché del tutto ignara). 

Il compito di questa figura in media è, avversando formalmente la disinformazione (quindi assumendo a tutti gli effetti la maschera istituzionale), fornire di fatto alla disinformazione istituzionalità e potenza di propaganda

In generale in ogni processo di manipolazione va tenuto presente che quel che viene detto è irrilevante mentre rileva la pragmatica, cioè quel che materialmente si fa avvenire e si crea (che ovviamente nell'ambito del consenso spesso è invisibile alla e/o inconscio nella collettività e questo gioca a vantaggio del disinformatore che invece studia capillarmente le reazioni e l'accoglienza dei target)

Come

I modi con i quali l'attore pseudoistituzionale può fornire istituzionalità alla disinformazione sono molti: anzitutto va tenuto in considerazione che la disinformazione in media (proprio perché in parte poggia su assunti infondati oltre che perché il "potere legittimato" sa perfettamente che la disinformazione è manovrata e non spontanea) non ha un pulpito mediatico serio il che vuol dire che ha scarsissima visibilità. Il che ovviamente per i disinformatori è un problema e uno dei primi problemi da risolvere (anche se in futuro vedremo che il disinformatore è interessato a soglie di visibilità specifiche e "precise", cioè non vuole per forza "il massimo della visibilità")

L'attore pseudoistituzionale qui in media interviene fornendo visibilità e spazio mediatico alla disinformazione. Il modo più semplice per fare questo è: 

  1. attaccare la disinformazione con veemenza e persino brutalità dal proprio spazio istituzionale
  2. compiendo alcuni palesi (comprensibili anche al "volgo" ...infatti il target reale è la popolazione semplice) errori argomentativi 

Effetti e assist "invisibili"

Il punto 1 serve a mettere in cattiva luce le istituzioni stesse: di fatto qui l'attore pseudoistituzionale usa la stessa tecnica del testimonial pubblicitario (cioè l'associazione reputazionale con il brand) ma in chiave distopica. Una figura istituzionale che si comporta male o ha comportamenti fuori luogo mette infatti in cattiva luce le istituzioni a prescindere da quel che dice. A maggior ragione se queste istituzioni sono formalmente democratiche e quindi tenute al rispetto della minoranze (quali che siano specie se non palesemente agenti fuori dalle "regole" della forma statale vigente)

Il punto 2 offre poi la sponda ai disinformatori per passare al contrattacco (pseudo)argomentativo in un "loop eversivo". 

Qui nel punto 2 i disinformatori compieranno un ulteriore avanzamento "bellico": lo stratagemma sarà infatti di iniziare a far coincidere l'opinione istituzionale con quella dell'attore pseudoistituzionale. In realtà l'opinione istituzionale è diversa in numerosi passaggi rispetto a quella dell'attore pseudoistituzionale ma nella guerra disinformativa questo passerà in sordina e quello che interessa a chi compie azioni disinformative è il fattore tempo (si cavalca l'onda finché c'è) visto domani poi si dirà un'altra cosa che contraddirà parte di quanto detto il giorno precedente. L'obiettivo infatti resta il consenso e il confondimento dei target e non la ricerca del vero (Vilfredo Pareto docet...) e l'azione deve risultare il più rapida, emozionale e incomprensibile possibile

L'attore pseudoistituzionale lavora a sua volta per gruppi e lobby, circuiti "privati" (più o meno occulti) e anche per nazioni straniere che cercano di minare e indirizzare gli eventi nella nazione in cui l'attore pseudoistituzionale "apparentemente" opera

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