11 settembre. Commemorare aggirando la disinformazione
La ricorrenza è nota, darle un senso commemorativo (al di là della "forma") molto meno, per varie ragioni
Da un lato abbiamo molti morti civili (a New York ...come poi in Afghanistan) , dall'altro i legami (storici) accertati tra Cia, apparati statunitensi e Bin Laden (che i grandi media ci hanno volentieri sottaciuto ...e è un eufemismo) e una guerra "occidentale" afghana di cui possiamo vedere moltissime lacune e ancora una volta promesse formali che nulla c'entrano con i risultati della guerra (oltre al moltiplicarsi notevole dell'export di droghe dall'area afghana).
Sull'attentato in sé varie cose non chiare sul fronte istituzionale, ad esempio la scomparsa del memo dell'agente Fbi Doug Miller e ovviamente le famose 28 pagine ... "The Saudi presence in the Usa" ...rimaste del tutto secretate fino al 2016 ma che restano (tra la rabbia dei familiari delle vittime di New York) tuttora parzialmente classificate ...ma che forse a breve saranno desecretate (e in tal caso potrebbe uscire qualche "nome" di un certo rilievo).
Ma attenzione alle facili illusioni e divulgazioni ...nessuno ci viene a raccontare facilmente "verità serie"
E è anche per questo che è difficile dare un senso non patinato alla commemorazione : l'attentato è occasione costante e ormai ventennale di "ottime" operazioni di disinformazione e in un popolo come quello italiano social network-dipendente forse il fenomeno si fa più stereotipato ed evidente
"La disinformazione è lì", "No là". No ...è ovunque
Il primo tabù che qui va distrutto è quello che crede che la disinformazione sia da una sola parte della apparente "piramide". Ad esempio solo "in alto", quindi solo nell'informazione "istituzionale" o "ufficiale" o solo "in basso" nella piramide (...ad esempio sul web dove di fake ne circolano a bizzeffe)
Come se le operazioni di disinformazione non venissero compiute dai servizi tanto sui media istituzionali che sul web (magari dietro la maschera della "controinformazione"...)
...oscillando tra complotto e complottismo (che lo ricordo hanno significati diversi necessitando il primo di dissimulazione e il secondo di simulazione)
A chi fa disinformazione morte e tragedie non pongono problemi etici ...in compenso può (e vuole) indirizzare in modo emozionale i nostri sentimenti, il nostro amore, odio, il nostro dovere morale, il nostro voto e molto altro anche facendo leva su messaggi apparentemente contrapposti. Siamo dunque in un campo minato
Preferisco un metodo alla "verità"
La verità resterà cosa complessa anche nei tempi a venire. Fissarsi su una verità resistente a dati, manipolazioni e eventi è difficile: personalmente preferisco invece acquisire un metodo
Commemoro dunque l'11 settembre con uno spunto metodologico (nonché un consiglio di libro da leggere...¹) di Aldo Giannuli.
Perché convinzioni ne ho poche ma sono convinto che a buona parte dei morti statunitensi dell'11 settembre vedere la loro morte fatta oggetto di disinformazione avrebbe fatto schifo e sincero orrore. E questa tragedia disinformativa, che si aggiunge a quella materiale, colpisce molte famiglie dei morti e sopravvissuti
Buona commemorazione dell'11 settembre
«[...] l'intelligence non è ostile alla verità: le è indifferente. Nel dare una notizia, un servizio [segreto, nda] non si chiede se sia vera o no, ma se sia utile o no, a prescindere dal suo grado di verità. Ci sono casi in cui può far comodo propalare una notizia totalmente falsa, altri in cui, al contrario, è fruttuoso diffonderne una verissima. Ad esempio se si vuole ingannare l'opinione pubblica sulla reale natura dolosa di un incidente ferroviario, si tira fuori una perizia - magari inventata - che dimostra come già da 3 anni c'era stato chi aveva messo in guardia sulla pericolosità di quel tratto. Ma se si vuol provocare un incidente diplomatico tra Parigi e Pechino, e si conosce una notizia vera che va in questa direzione, sarà utile farla conoscere [...]
Regola fondamentale della disinformazione è ricorrere al minor numero possibile di notizie false, perché ciascuna di esse richiede una specifica operazione per essere coperta, e ciò aumenta il lavoro da fare e i rischi che si corrono (regola del "qb"²). Dunque, gli specialisti stimano che una buona disinformazione deve fondarsi su notizie vere al settantacinque-ottanta % [neretto mio, nda]
Per trarre in inganno un avversario, quello che conta non è tanto la singola notizia ingannevole, quanto il senso complessivo del pacchetto informativo. La disinformazione migliore è quella che non usa alcuna bugia, ma che, attraverso reticenze calcolate e un montaggio suggestivo, crea la sensazione che le cose stiano andando in modo diverso dalla realtà. Anche l'uso di informazioni non verificabili (vere, false o ambigue che siano) deve essere ridotto al minimo, in quanto l'assenza di verifiche indurrà l'avversario a essere diffidente
Dunque: la notizia vera è da preferirsi a quella falsa, quella non verificabile è da preferirsi alla falsa, ma la reticenza è da preferirsi alla notizia inverificabile. Quello che conta è l'accostamento suggetivo di notizie, il nesso causale alterato, il gioco di sfumature che sottolinea un aspetto e ne smorza un altro. Ovviamente non sarà sempre possibile procedere con il montaggio artefatto di notizie solo vere per ottenere determinati effetti; in qualche caso occorrerà dire il falso
La diramazione di notizie "trattate" è una delle principali forme di azione dei servizi segreti, e l'efficacia di essa risiede non nel grado di verità che esse contengono, ma nella loro verosimiglianza e persuasività»
NOTE
¹Aldo Giannuli, Come funzionano i servizi segreti: Dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro, Ponte alle Grazie, 2013
² ...un culinario quanto basta per una ricetta disinformativa
